Il settore del commercio sta attraversando una fase delicata di criticità, tanto che nel 2011 ha segnato risultati ampiamente negativi, sia sul fronte dei ricavi sia sull´occupazione.
Ad aggravare la situazione - afferma Giovanni Bernicchi della segreteria FISASCAT CISL - lo scorso anno, da parte del governo Berlusconi prima e Monti poi, sono state inserite una serie di norme, accumunate ad una spinta alle liberalizzazioni, riguardanti la derogabilità di orari e aperture con impatto oltermodo negativo sul settore del Commercio, senza contare poi l´aumento dell´Iva che ha ulteriormente compromesso i consumi.
La prospettiva dell´ultimo decreto, contenuto nella Manovra 2011/2012, sarebbe quella di aumentare i consumi e portare una boccata d´ossigeno all´economia, ma se si pensa che con la liberalizzazione nel settore del commercio possa tradursi in occupazione si sbaglia, sarà soltanto maggior carico di lavoro per chi è oggi già occupato nel settore e senza benefici economici.
Poi la totale liberalizzazione degli orari commerciali per produrre maggiori consumi è messa in dubbio dall´abbassamento del potere d´acquisto e dei salari, come ricordato dai dati recenti. invece quello che sta avvenendo è la forte penalizzazione dei lavoratori, delle lavoratrici e le loro famiglie.
Questa raffica d´interventi, presentati come scelta per salvare il paese da un probabile baratro economico, nel commercio si è tradotta in una eliminazione di qualsiasi regola, inoltre non determina di per sé sviluppo crescita e maggiori consumi.
In questo quadro preoccupante si accentuano le problematiche di chi opera in questo settore e le difficoltà a tutelare, anche contrattualmente, le condizioni dei lavoratori e delle moltissime lavoratrici.
Sul nostro territorio - continua Giovanni Bernicchi - la maggior parte del settore è caratterizzato da piccole attività sotto i 15 dipendenti (perciò non tutelate dall´art. 18 che significa licenziamento senza giusta causa) e da lavoratrici con le più svariate tipologie contrattuali (lavoro a progetto, apprendistato, contratti a termine, somministrato, etc) dove non ha alcuna importanza aprire di più e modificare il mercato del lavoro perché il precariato esiste già e il lavoro a tempo indeterminato per i giovani è una chimera da parecchio tempo, i politi o tecnici a volte sembrano male informati.
Se qualcuno pensa che il tema della concorrenza sia di esclusiva competenza del Governo centrale, sbaglia, perché qualsiasi cambiamento ha bisogno del consenso e della condivisione per essere realizzato ed efficace, senza escludere la centralità del territorio con le sue componenti.
Se vogliamo veramente governare i cambiamenti in atto, renderli funzionali alla ripresa occupazionale, è indispensabile - sostiene Bernicchi - avviare un tavolo per una riforma complessiva del commercio con il coinvolgimento delle istituzioni, dei sindacati, delle associazioni imprenditoriali contro la liberalizzazione selvaggia degli orari e delle aperture dei negozi.Allargare a dismisura il tempo di apertura dell´offerta commerciale, oltre a penalizzare chi lavora in questo settore, contribuisce all´affermazione di un modello di società e di territorio sempre più lontano dai cittadini.
Convinti che sia necessario ripartire da un confronto concertativo a livello decentrato comunale e regionale e con senso di responsabilità, ora occorre mettere in chiaro quelli che sono i cambiamenti e le conseguenze nel settore, promuovere percorsi di riflessione comune, con tutte le componenti sociali, politiche ed economiche per dar vita a scelte che pongano le basi per nuovi e più giusti equilibri economici e produttivi, consapevoli di non far perdere al lavoro il valore della professionalità e della dignità, facendolo diventare terreno di pura competizione.
Questo è un momento importante per le azioni e anche per le responsabilità, perciò è necessario che tutte le strutture sindacali si attivino per affrontare le sfide, i rischi le complessità che l´attuale legge ci pone davanti.
Con la convinzione - conclude - che sia necessario riportare senza esitazione al centro della sociètà la famiglia come costruttrice di valori e d´identità, e non essere considerata solo come strumento d´acquisto.